sabato 8 luglio 2017

L'amico immaginario



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Verso i due, tre anni il bambino sente l'esigenza di avere accanto una figura con cui relazionarsi e confidarsi e così crea un personalissimo amico tutto suo........

 L’amico immaginario è un paziente ascoltatore sempre interessato a ciò che gli si dice, capace di ascoltare per ore e ore e per giorni, con lui si può parlare anche di tutte quelle cose e di tutti quei particolari che non sembrano interessare gli adulti o che loro non ritengono importanti.

 Questo amico, curioso di sapere quello che è accaduto al bambino, lo fa sentire sempre al primo posto e dialoga con la costante disponibilità a gioire o soffrire con lui; un amico che ascolta e capisce, fa domande e dà risposte sempre adeguate alle capacità cognitive del bambino. Il più delle volte questo amico è dello stesso sesso del bambino, ma non è una regola assoluta, cresce anche lui nel tempo ed è costruito con una sua personalità definita.
Il fatto interessante è che il bambino è ben consapevole del gioco tra realtà e finzione di questo suo amico immaginario, controlla quel limite tra realtà e immaginazione servendosi della figura immaginata, come seguiterà a fare nell’età adulta, con i propri dialoghi interiori.
Il bambino non si pone domande del tipo “com’é possibile che esista un essere uguale a me che è fuori di me?”: egli agisce questo suo immaginare, questo suo “doppio” vive con lui e tanto basta.
Ma perché tanti bambini si creano amici immaginari e con loro condividono tanti pensieri e tanti dialoghi per tanti anni? Per quali aspetti della vita del bambino in crescita è funzionale questa sua creazione?
Cuccioli crescono La psicologia negli ultimi anni si è posta queste domande, il risultato è che l’amico immaginario aiuta il bambino a strutturare la sua realtà interna, i suoi pensieri, le sue fantasie con la successiva appropriazione della realtà esterna (il mondo fisico e degli altri esseri umani); lo aiuta a elaborare quel complesso e lungo processo di costruzione di un’identità personale e di acquisizione del riconoscimento di una diversità di pensiero e di intenzioni degli altri rispetto al proprio pensiero e alle proprie intenzioni.
Un processo che inizia presto, nei primi anni, e che è costante e sempre più complesso nel tempo e con il quale si dovrà poi sempre fare i conti nella vita anche adulta. L’amico immaginario aiuta a ristrutturare la propria posizione nei rapporti emotivi con se stessi e relazionali con gli altri, imparando a riconoscere gli altri come diversi da sé e ad accettarne le esigenze diverse dalle proprie; è una creazione positiva perché è un aiuto a esternare prima di tutto al bambino stesso emozioni, paure, preoccupazioni, scoperte, gioie; un amico immaginario fa tutto quello che il bambino pensa che lui faccia, lo consola, non lo fa sentire solo.
È importante che si lasci al bambino tutto lo spazio emotivo e mentale per vivere questa sua esperienza di creazione di un amico immaginario, senza cercare di convincerlo che quell’amico non esiste, senza fargli troppe domande “da adulti” ma limitarsi a prenderne atto e magari giocare e dialogare insieme a lui con questo suo amico.
un abbraccio caldo caldo, con tanto affetto Maria Rosa

martedì 30 maggio 2017

LITIGARE FA BENE

Capita in tutte le famiglie con bambini piccoli: basta un nonnulla per scatenare un litigio tra fratelli. Ed i ‘poveri’ genitori si trovano protagonisti di un arbitraggio di cui farebbero volentieri a meno; il comportamento migliore è quello di non intromettersi nelle piccole scaramucce dei figli e lasciare che se la sbrighino tra di loro.
“È insito nella natura il fatto che due fratellini litighino” esordisce Daniele Novara, pedagogista ed autore di vari libri sull'educazione dei bambini, "è la conseguenza della gelosia fisiologica dei fratelli più grandi verso i più piccoli, che sono i nuovi arrivati e, agli occhi del primogenito, vogliono ‘usurpare’ l’affetto di mamma e papà, specie se, come accade sempre più spesso, si tratta degli unici due figli, che quindi si contendono il ‘primato’.
Attraverso il litigio i bambini cercano di mettersi in mostra con i genitori al fine di ottenere il loro coinvolgimento, specie quando li vedono distratti dalle proprie occupazioni : non è un caso che i bambini litighino di più quando i genitori sono intenti a fare qualcos'altro - guardare la tv, leggere un libro o lavorare al pc - ed in particolar modo in presenza della mamma, che è colei che accorre subito al primo urlo (a differenza del papà, che di solito non si mobilita più di tanto e quindi non ‘dà gusto’ a litigare); altro momento tipico il ritorno dal lavoro, in cui il bambino reclama le attenzioni dopo tante ore trascorse lontano dal genitore.
Sono atteggiamenti esibizionistici, il cui scopo non è il litigio in sé ma proprio quello di richiamare l’attenzione e, magari ottenere il consenso della mamma.
Partendo da questi presupposti, il comportamento migliore da parte dei genitori si può riassumere in quattro punti:
Non intervenire. La tentazione di intervenire è forte, perché il litigio disturba ed i bambini urlano, piangono, si picchiano, insomma fanno di tutto per coinvolgerci;  invece è bene tenersi da parte e soprattutto evitare di cercare il ‘colpevole’, di chiedere ‘chi è stato’, perché è un atteggiamento che aumenta l’indice emotivo negativo dei figli, li fa sentire inadeguati e fa scattare un meccanismo a spirale, nel tentativo, da parte di chi è risultato colpevole, di dimostrare che non lo è;  basta solo controllare che i bambini non si facciano male, anche se è difficile che i litigi infantili sfocino in comportamenti realmente pericolosi.
Non dare la soluzione dall'alto. Al contrario di quel che pensa il genitore, i bambini hanno grandi capacità autoregolative ed hanno le competenze per affrontare da soli le proprie difficoltà:  Il litigio è uno strumento di crescita personale, una palestra di libertà, un’esperienza di contatto, che aiuta il bambino a rafforzare se stesso, gli insegna a stare in mezzo agli altri, a riconoscere i propri limiti e poi lo sprona a sviluppare strategie creative, a cercare una soluzione alternativa, che gli procuri soddisfazione e magari gli dia l’occasione per riconciliarsi con il fratello. Intervenire ‘dall'alto’ impedirebbe loro di scoprire e mettere alla prova tutte queste risorse, ostacolando il loro percorso verso l’autonomia.
Spronarli a parlarsi. A volte i genitori tendono a smorzare subito la lite perché temono che possa inasprirsi, invece devono aiutare i bambini a confrontarsi, ad esprimere ognuno il suo punto di vista ed esternare le proprie emozioni, ma sempre fra di loro, senza rivolgersi alla mamma e senza chiedere il suo parere. Ad esempio è bene dir loro: “Siete bravi a cavarvela da soli, parlatevi ma senza insultarvi, spiegate l’un l’altro che cosa è successo”. Il genitore deve insomma fare un lavoro di regia, di mediazione, ma non di arbitraggio. Altre volte il genitore tende spontaneamente a schierarsi dalla parte del più piccolo, intravedendo nel comportamento del grande un tentativo di approfittare dell’ingenuità del fratellino per accaparrarsi qualcosa in più, anche in questo caso, bisogna lasciare che i bambini trovino fra di loro un accordo ed alla fine, qualunque cosa decidano, se sta bene a loro, sta bene a tutti!
Suggellare l’accordo. L’ultimo passo consiste nel ‘suggellare’ l’accordo: si può ad esempio tenere un quaderno degli accordi raggiunti, in cui appuntare tutti i patti fatti, o scriverli su una lavagna, ma a volte i motivi del litigio sono così banali che non c’è neanche bisogno di trovare un accordo e tutto finisce lì come è cominciato!

lunedì 8 maggio 2017

EDUCAZIONE COSMICA


L' Educazione Cosmica mette i bambini in condizione di scoprire come tutto sia interconnesso: sistema solare e biosfera, evoluzione dei viventi e cultura, geografia e storia umana, scoperte e invenzioni, incontri, eventi ed esperienze di vita e comprendere che tutto ha un suo perché e nulla avviene per caso.

È un modo di apprendere che va contro il pensiero corrente, cioè che l’apprendimento avvenga in maniera lineare, un argomento dopo l’altro; è logico pensarla così se si considera l’allievo un vaso vuoto da riempire anziché una persona con la sua intelligenza, col suo sentire e le sue specifiche capacità.       
L'educazione cosmica prevede che l'apprendimento avvenga per piani, per argomenti correlati e le classi aperte insegnano a non creare solo un contenitore,ma a non avere paura del diverso, anche se limitato al sapere.                                      Dove si usano materiali sensoriali, e perciò visibili, la comunicazione trasversale attraverso le età viene aiutata e facilitata e i più piccoli non hanno paura di presentare il loro lavoro ai più grandi.

 “Se v’è per l’umanità una speranza di salvezza e di aiuto, questo aiuto non potrà venire che dal bambino, perché in lui si costruisce l’uomo”

Tutto questo ci porta ad analizzare il senso della comunità che non si creerà
certamente se ognuno è costretto nel suo banco, senza nemmeno guardarsi, anzi isolato nella competizione per avere i voti più alti e soddisfare le aspettative dei genitori e insegnanti; in una scuola cosmica non si creano inutili barriere e la comunità e il senso di appartenenza si apprendono naturalmente.

Sembra invece che la scuola italiana stia andando esattamente in direzione opposta: ogni bambino isolato con il suo tablet,altro che socializzazione, collaborazione e aiuto reciproco. 
 Questa foto mostra un certo bilanciamento tra lavoro in isolamento e lavoro assieme (sullo sfondo).






Non occorre però andare tanto lontano, basta pensare che ciò che a scuola viene chiamato copiare, fuori viene chiamato collaborare.
Un altro aspetto unico della scuola cosmica è l’assenza di premi e punizioni come meccanismi per motivare il bambino: lodare, punire o correggere errori sono perdite di tempo e un’interferenza col lavoro del bambino.

 Le vere motivazioni che spingono il bambino a fare sono:  
Autonomia: Sono io che scelgo cosa fare.
Maestria: Lo faccio perché lo so fare e lo so fare bene
Scopo: Mi impegno perché voglio produrre qualcosa, imparare qualcosa, costruire qualcosa.

ISOLA MAGICA condivide questa linea educativa: Educazione Cosmica, sinergia del cuore e della mente!   

















lunedì 24 aprile 2017

PAROLA D'ORDINE: RALLENTARE



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GROWING CHILDREN


Il ritmo della vita moderna ha cambiato le abitudini delle famiglie, dimenticando il ritmo di crescita dei bambini e le loro esigenze.  Si corre sempre di più, si ha poco tempo per gli altri e per se stessi, si cerca di supplire a carenze di rapporti umani con spese in giochi e vacanze e con tante attività; spesso i bambini fanno più di uno sport, bilinguismo, corsi di musica ecc. e nei giorni festivi vengono scorrazzati nei supermercati, nelle “multisale” o vengono svegliati all’alba per fare gite passando ore in macchina e ritrovandosi alla sera sfiniti, senza essere riusciti a scambiare due parole e godere dello stare insieme. Cari genitori proviamo a rallentare il ritmo per noi stessi o almeno facciamolo per i nostri figli. Hanno bisogno di noi, della nostra compagnia, delle nostre parole, delle nostre coccole ma anche delle nostre sgridate, hanno bisogno di affetto e di comprensione, di coerenza e di regole. Non facciamo con loro solo passeggiate, corse, biciclettate, piscine ecc. ma fermiamoci a guardarli, a gustarli, a comunicare con i nostri corpi, gli occhi, le mani, abbracciandoci, sorridendo, tenendoci per mano.  Specchiamoci negli occhi dei nostri figli.        Parliamo, leggiamo loro le favole come i nonni facevano una volta con noi; il bambino non ha bisogno di tanti giochi, di tanti libri, televisioni, computer, play station.                                             Ha bisogno di noi, di giocare con noi, di comunicare, di raccontarci le sue esperienze e le sue scoperte, di condividere le sue emozioni, di sentire delle storie dalla nostra voce, ha bisogno che guardiamo con lui televisione e videocassette,così da poter subito chiedere ciò che non comprende o manifestare ciò che lo turba.
Rallentiamo la nostra frenetica vita quotidiana, facciamo meno cose, gustiamoci ogni attimo con i nostri figli, adeguiamoci ai loro tempi, permettiamo loro di ESSERE BAMBINI e scopriremo che è bello e che ci piace, saremo più sereni e ritroveremo il nostro bambino interiore che da tempo non ascoltiamo più e abbiamo lasciato in un angolo del cuore!!
I nostri figli sono magici, sono arrivati per noi, per aiutarci a ritrovarci........
GRAZIE CUCCIOLI    


mercoledì 19 aprile 2017

ISOLA MAGICA







          ISOLA MAGICA, lo spazio bimbi e baby sitter condiviso, sarà operativo dal 1°luglio prossimo e attivo anche nel mese di agosto, per bimbi dai 3 mesi ai 3 anni; sarà uno spazio educativo, di cura e di coccola, formato casa-famiglia 🏠🏠🏠🏠🏠🏠.

OBIETTIVO PRIMARIO:  la serenità dei bimbi


CARATTERISTICHE FONDAMENTALI:  

la familiarità:  pochi bimbi con una figura fissa di riferimento in un ambiente tranquillo nel verde

la flessibilità:  orari full-time, part-time, ad ore, secondo necessità dei genitori

la sicurezza:  spazi sicuri a misura di bimbo, personale qualificato e attenta sorveglianza





vi aspetto con affetto, a Brusaporto city, un abbraccio rosa colore amore  Maria Rosa

mercoledì 22 marzo 2017

NON SOLO TATA..........

            Di questi tempi i genitori che, per diversi motivi, devono affidare i loro piccoli ad altre persone, sono spesso preoccupati e ansiosi di trovare la persona giusta e fidata che possa non solo accudire, ma anche interagire con loro nell'educazione e sviluppo del loro bambino.

La prima caratteristica che permette di sapere che la scelta è giusta è l'amore e l'entusiasmo che l'educatrice mette nella quotidianità, non solo un lavoro, ma una passione diventata professione!

E' fondamentale che ella lavori con spontaneità seguendo il proprio istinto e il proprio sapere, questo non significa agire con improvvisazione, ma secondo atteggiamenti pensati, composti da conoscenze e competenze specifiche e da esperienze sul campo.
Ella deve agire con intenzionalità, con atteggiamento disponibile ad accogliere dentro di sé le emozioni del piccolo, per restituirgliele trasformate in pensiero; ciò presuppone una continua ed attenta osservazione alle diverse espressioni, segni ed azioni del bimbo.
Ella sa che i bambini sono soggetti attivi nel loro apprendimento, nel loro processo di costruzione di identità e che hanno grandi capacità: il suo ruolo sta nel far sì che queste caratteristiche emergano.
Ella entra in empatia coi piccoli a lei affidati, ne comprende i sentimenti e le emozioni, aiuta ad accogliere e comprendere la difficoltà e l'angoscia della separazione,trasmette fiducia e sicurezza e protezione al bimbo, valorizza le sue azioni e lo stimola a nuovi apprendimenti ed esplorazioni.
Ella conosce l'importanza, per i più piccini, del contatto attraverso la pelle, pertanto si prenderà cura di loro più fisicamente attraverso coccole e cure speciali durante il cambio, la pappa e la nanna.
Ella riconosce la fondamentale funzione evolutiva che il gioco riveste nella vita del bambino, sia sul piano affettivo che intellettivo e pertanto preparerà un ambiente ricco di stimoli e attività diverse; il suo ruolo sarà attivo nei momenti di preparazione e riordino, mentre sarà di regista ed osservatore durante il gioco libero.
Ella si rispetta, insegna il rispetto e chiede rispetto!  
Conosce l'importanza e il bisogno delle regole che permettono al bambino il giusto contenimento per non sentirsi insicuri e disorientati e sapersi relazionare con gli altri in ogni ambiente.
Ella collabora con i genitori per offrire un sostegno nel loro difficile ruolo, creando e adottando insieme strategie adeguate per migliorare la relazione col figlio e goderne appieno.

questa è la mia esperienza, questa è ancora oggi la mia quotidianità.

 un abbraccio rosa colore amore, Maria Rosa        













domenica 12 marzo 2017

UNO SPAZIO BIMBI E I SUOI OBIETTIVI



Il centro di tutto è il BAMBINO, con le sue esigenze e i suoi bisogni, il filo conduttore è la volontà di offrirgli lo spazio, le opportunità e tutte le attenzioni di cui necessita in quello che si rivela un momento fondamentale del suo sviluppo psicofisico, cognitivo, affettivo e relazionale.

Gli obiettivi dello spazio bimbi sono quindi quelli di:

·      Favorire il benessere psicofisico del bambino, accogliendolo in un luogo sicuro, pensato ed organizzato appositamente per lui.

·      Favorire la conquista dell’autonomia, sollecitando la capacità di governare il proprio corpo, di orientarsi e di compiere scelte.

·      Promuovere lo sviluppo dell’identità personale del bambino sotto il profilo corporeo, intellettuale e psicodinamico.

·      Promuovere lo sviluppo della competenza perché un bambino competente è un bambino attivo, curioso, interessato a scoprire il mondo.

·      Favorire il processo di socializzazione tramite l’incontro con l’altro e lo sviluppo della capacità di dialogo.


 ·       Obiettivo ultimo è quello di garantire lo sviluppo armonico ed integrale del bambino, che abbia come presupposto la sua centralità all’interno di un percorso evolutivo che vede impegnata tanto la famiglia quanto le educatrici; il bimbo è protagonista del suo percorso di crescita, noi rispettiamo la sua unicità e garantiamo rispetto della personalità di ognuno, valorizzando le competenze e i talenti nonchè i tempi personali.

Per garantire il rispetto di questi obiettivi punto fondamentale è pertanto la collaborazione con la famiglia, per il benessere e l’educazione del bambino, in un’ottica di condivisione di saperi ed intenti. 
                          abbraccio rosa colore amore Maria Rosa